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  • PADOVA: AUTOTRAPIANTO DI FEGATO CON TECNICA INNOVATIVA

  • PADOVA: AUTOTRAPIANTO DI FEGATO CON TECNICA INNOVATIVA

    L’intervento di chirurgia epatica estrema è stato eseguito con successo dal Prof. Umberto Cillo — Direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Epatobiliare e Trapianto Epatico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova e dalla sua equipe — su giovane donna di 38 anni affetta da metastasi epatiche inoperabili con la chirurgia tradizionale.

    COMUNICATO STAMPA 6 MAGGIO 2011

    CHIRURGIA AVANZATA
    CON FEGATO FUORI DAL CORPO:

    AUTOTRAPIANTO DI FEGATO CON TECNICA INNOVATIVA

    L’intervento di chirurgia epatica avanzata è stato eseguito con successo dal Prof. Umberto Cillo — Direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Epatobiliare e Trapianto Epatico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova e dalla sua équipe — su una donna di 38 anni affetta da metastasi epatiche inoperabili con la chirurgia tradizionale, a causa del contemporaneo coinvolgimento di 5 dei 7 vasi del fegato, indispensabili per la vita.

    Nel delicato intervento chirurgico eseguito in due giorni e durato complessivamente 20 ore è stato rimosso il fegato dall’addome, operato “al banco”, fuori dal corpo, rimuovendo completamente la malattia e successivamente reimpiantato in addome.

    Per il coinvolgimento anche delle vie biliari intraepatiche l’intervento è stato eseguito in due diversi tempi operatori a distanza di 48 ore.

    Modalità di intervento:

    Il fegato è stato prima rimosso dall’addome della giovane donna, avendo avuto cura di preservare le strutture vascolari che arrivano al fegato. Con opportuni metodi di preservazione il fegato è stato posto in un contenitore ed è stato accuratamente “ripulito” dalla neoplasia che lo interessava in maniera diffusa. L’eradicazione della neoplasia ha richiesto la ricostruzione di vitali strutture vascolari del fegato con l’ausilio di metodiche di microchirurgia vascolare utilizzando un segmento di vena prelevata da donatore cadavere.

    Al termine di questa delicatissima fase, durata sei ore e mezza, il fegato è stato reimpiantato in addome con il confezionamento di anastomosi (cuciture) vascolari e biliari. La ricostruzione delle vie biliari ha richiesto un secondo intervento chirurgico.

    L’equipe chirurgica:

    Il Prof. Umberto Cillo è stato coadiuvato dal Dr. Enrico Gringeri, Dr. Giacomo Zanus, Dr. Daniele Neri, Dr. Francesco D’Amico, Dr. Alessandro Vitale, Dr.ssa Patrizia Boccagni, Dr.ssa Nela Sršen, dagli anestesisti: Dr. Paolo Feltracco, Dott.ssa Stefania Barbieri e dagli infermieri della piastra operatoria “Tropea” coordinati da Sergio Boccella.

    La paziente ha superato il delicato decorso post-operatorio ed è stata recentemente dimessa dall’ospedale ritornando alla sua vita normale.

    • 20 ore di intervento chirurgico
    • 6½ ore di operazione sul tumore con fegato fuori dal corpo
    • 16 anastomosi (cuciture) eseguite
    • 7 chirurghi e 3 anestesisti coinvolti
    • Nessuna necessità di by-pass venoso extracorporeo

    Letteratura scientifica su chirurgia epatica avanzata:

    I tumori primitivi e secondari del fegato rappresentano tra le più comuni cause di tumori al mondo. La chirurgia rappresenta il più valido trattamento terapeutico per la cura di questi tumori. Purtroppo solo una minima percentuale di pazienti affetti da tumori primitivi o secondari del fegato sono operabili in base ad una serie di criteri che comprendono, essenzialmente, l’estensione del tumore e il coinvolgimento delle principali strutture vascolari del fegato.

    È stimato che solo il 10–20% dei tumori primitivi e secondari del fegato possano essere sottoposti ad intervento chirurgico con radicalità oncologica. La sopravvivenza mediana dei pazienti non operabili è di 12 mesi, mentre la sopravvivenza a 5 anni dei pazienti operabili varia dal 30 al 50% (da 3 a 5 pazienti su 10 sono vivi dopo 5 anni dall’intervento chirurgico).

    La chirurgia del fegato, oggi, ha compiuto notevoli passi in avanti e anche una buona percentuale di pazienti (circa il 40–50%), inizialmente definiti inoperabili, possono accedere alla chirurgia grazie all’affinamento di alcune tecniche chirurgiche (autotrapianto, resezione epatica in due tempi) o l’introduzione di nuovi protocolli chemioterapici (chemioterapia locoregionale, chemioipertermia).

    L’affinamento delle tecniche chirurgiche ha subito, in maniera preponderante, l’influenza dell’esperienza legata all’attività trapiantologica e non è un caso se alcune tra le tecniche chirurgiche più complesse vengano eseguite solo in centri altamente specializzati dove l’attività trapiantologica costantemente si integra a quella puramente chirurgica. Ed è grazie all’esperienza trapiantologica che il gruppo tedesco guidato da Rudolf Pichlmayr, alla fine degli anni ’80, ha sviluppato una tecnica di chirurgia epatica ex situ (autotrapianto) che ancora oggi lo pone tra i primi gruppi al mondo per numerosità di interventi eseguiti (22 casi di autotrapianto pubblicati).

    La paziente giunta alla nostra osservazione, aveva sviluppato metastasi al fegato non responsive alla chemioterapia. Il loro numero e le loro dimensioni erano progredite tanto da essere inoperabili con la chirurgia tradizionale. Quindi si è proceduto all’autotrapianto di fegato.

    La ventennale esperienza in ambito trapiantologico con quasi 1000 trapianti di fegato eseguiti fin dal 1990, associata all’esperienza tecnica nell’asportazione di tumori epatici con oltre 800 interventi di resezione in 5 anni, ha indotto l’equipe clinica, in accordo con gli oncologici e previo parere del Comitato Etico dell’Azienda Ospedaliera, a procedere con la chirurgia epatica avanzata.

    Visto: Si autorizza la diffusione ai Media – Il Capo Ufficio Stampa dr.ssa L. Pierobon

    Documentazione


    Comunicato stampa — 20110506
    AUTOTRAPIANTO DI FEGATO CON TECNICA INNOVATIVA



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