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<H1>Trapianto di fegato</H1><BR> Benvenuto nel sito fegatochirurgia.com dedicato alla cura e ai <B>trapianti di fegato</B>. L'unità operativa di chirurgia epatobiliare e trapianto epatico dell'Università di Padova è il centro studi per la cura delle <U>malattie del fegato</U> come il <I>tumore al fegato</I> oppure patologie meno gravi che rendono il <STRONG>fegato ingrossato</STRONG>. <BR> In particolar modo, in collaborazione con i migliori chirurghi Italiani, l'Università di Padova, è in grado di effettuare le più aggiornate tecniche di <EM>chirurgia fegato</EM> oggi conosciute per la cura e l'esportazione di <B><U>cisti al fegato</B></U> ma anche altre patologie come ad esempio: neoplasia, angioma, calcoli, metastasi e <I><U>cancro al fegato</I></U>. <BR> <H2>Chirurgia Fegato</H2> Il centro di chirurgia epatobiliare di Padova è ottimizzato e specializzato nella <B>chirurgia del fegato</B> ed è in grado di effettuare il <EM>trapianto di fegato</EM> per la cura della <U>malattia del fegato</U> delle più diffuse: il<EM><B>tumore al fegato</EM></B>.<P> <BR> <H3>Tumore Fegato</H3> Se hai sintomi come <I>fegato ingrossato</I> effettua subito le analisi in un centro specializzato nella localizzazione del <STRONG>tumore fegato</STRONG> e che sia in grado di effettuare anche un <I>trapianto di fegato</I> professionale in grado di curare la tua <U>malattia del fegato</U>! <H4>Cisti al Fegato</H4> <H5>Malattia del fegato</H5> <H6>Metastasi al Fegato</H6> <P><BR> Accedi subito al nostro sito, interamente dedicato al <a title="Trapianto di fegato - Centro specializzato di chirurgia" href="http://www.fegatochirurgia.com*" alt="Università di Padova - Studio delle malattie e patologie del fegato: tumore, cisti, neoplasia, angioma, clacoli e cancro al fegato">trapianto di fegato</A> e scopri tutte le informazioni che ti interessano riguardanti le <EM><B>malattie del feato</EM></B>.<BR> <p><a href="http://www.fegatochirurgia.com/chirurgia+fegato/equipe-chirurghi.html">Chirurgia Fegato</a></p> <p><a href="http://www.fegatochirurgia.com/fegato+tumore/tumore-al-fegato.html">Tumore al fegato</a></p> <p><a href="http://www.fegatochirurgia.com/apparato+digerente/malattie-del-fegato.html">Malattia del fegato</a></p> <p><a href="http://www.fegatochirurgia.com/cisti+fegato/rimozione-cisti.html">Cisti al Fegato</a></p> <p><a href="http://www.fegatochirurgia.com/sintomi/fegato-ingrossato.html">Fegato ingrossato</a></p> </div>

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Progetto Liver Match: un fegato "giusto" per ciascun paziente

Ottimizzare i risultati a breve e a lungo termine di ogni trapianto di fegato definendo i parametri per selezionare l'organo più adatto per ciascun paziente e razionalizzando l'utilizzo dei donatori: questo l’obiettivo del Progetto Liver Match lanciato in questi giorni da AISF, Associazione Italiana per lo Studio del Fegato, i Centri Trapianto Italiani e il CNT, Centro Nazionale Trapianti del Ministero per la Salute, un grande studio, presentato ieri a Roma, che vedrà  protagonisti i 22 centri trapianto italiani. In Italia, ogni anno muoiono più di ventimila persone per malattie croniche di fegato, come la cirrosi e l'epatocarcinoma. E il 10% di loro era affetto da epatite C, spesso senza nemmeno saperlo. Eppure, un recente studio coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità dimostra che l’epatite C è causa unica o concausa di danno epatico nel 65% delle persone ricoverate per malattia cronica di fegato. "La frequenza dell’infezione cronica da HCV in Italia – ha affermato il prof. Antonio Gasbarrini, del Policlinico Gemelli di Roma, segretario AISF, - è stimata fra il 2 e il 3%: ciò significa che più di un milione di italiani è portatore del virus, anche se l’incidenza dell'infezione da virus C è difficilmente quantificabile, poiché l’infezione acuta è asintomatica nel 90-95% dei casi e viene diagnosticata casualmente". Per questa ragione, è certamente preziosa l'opportunità di conoscere chi è infettato dal virus dell'epatite C e, dunque, deve sottoporsi rapidamente a cure efficaci per evitare conseguenze ben più gravi. Il problema è: come fare lo screening e a chi? Devono sottoporvisi indistintamente tutti gli adulti oppure soltanto le persone che presentano un maggior rischio di aver contratto l'infezione? A questa domanda ha risposto il dott. Enzo Ubaldi della Società Italiana di Medicina Generale (SIMG): "E’ auspicabile uno screening “miratoâ€; mediante la ricerca di anticorpi anti-HCV su un campione di sangue di tutti i soggetti, anche asintomatici, appartenenti alle categorie a rischio caratterizzate da probabilità di infezione nettamente superiore alla popolazione generaleâ€;. I farmaci disponibili per il trattamento dell’epatite C, come l'interferone peghilato, sono in grado di determinare una definitiva eliminazione del virus dall’organismo, con una possibilità teorica di guarigione in più del 50% dei pazienti trattati. Ma sull’effettiva guarigione incidono molte variabili. "Uno dei fattori che incide di più è l'aderenza della terapia – ha spiegato il dott. Stefano Fagiuoli, dell’Università di Padova e membro AISF - Farmaci come l'interferone sono costosi, possono avere effetti collaterali importanti e i pazienti devono sapere a che cosa vanno incontro e che le probabilità di successo sono legate alla sua capacità di rispettare le prescrizioni. Altrimenti, possono essere indotti ad auto-ridursi le dosi o a saltare delle somministrazioni. E ciò riduce drasticamente le probabilità di successo". Per questa ragione, l'Agenzia Italiana per il Farmaco (AIFA) ha deciso di finanziare uno studio multicentrico nazionale progetto per i prossimi tre anni su un totale di 7.000 pazienti in un numero adeguato di Centri grandi e piccoli di Epatologia, per verificare in quali condizioni effettive vengono utilizzate le terapie oggi disponibili, cioè di vedere che cosa accade davvero sul campo. Il progetto vede la collaborazione dell'AISF, della Società Italiana di Gastroenterologia (SIGE), l'Associazione Italiana dei Gastroenterologi Ospedalieri (AIGO) e la Società Italiana di Malattie infettive e tropicali (SIMIT), con il contributo dell'Istituto Superiore di Sanità. Un grande spiegamento di risorse economiche e scientifiche. Ma perchè è così importante sapere come vengono somministrate e gestite le cure? "Ci proponiamo di valutare – ha spiegato Fagiuoli - se, nella cosiddetta real life, cioè nei Centri ospedalieri di Epatologia che erogano la terapia in tutti i distretti del paese, i pazienti sono seguiti come dovrebbero, come nei grandi Centri internazionali in cui sono stati condotti gli studi di efficacia sul farmaco. E per sapere, eventualmente, quali strategie adottare. Quando una patologia del fegato cronicizza (per l'epatite C, questo avviene addirittura nell’80% dei casi) e non è curata adeguatamente – ha aggiunto - il fegato va incontro a cirrosi e ad epatocarcinoma. E, a questo punto, l'unico rimedio è il trapianto d'organo". “I trapianti di fegato eseguiti in Italia – ha sottolineato il prof. Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti - sono in continua crescita ma sempre insufficienti a esaurire le liste d'attesa che sono anch'esse in aumento. Il compito della Sanità Italiana – ha aggiunto - è di rispondere sempre meglio alle esigenze assistenziali degli ammalati. Da questo punto di vista, nel campo dei trapianti c’è ancora molto lavoro da fare. In altre parole, quello dei trapianti in Italia è un quadro positivo che va supportato con continuitàâ€;. “Un’area di implementazione da questo punto di vista – ha spiegato il prof. Umberto Cillo, chirurgo trapiantologo all’Università di Padova e membro AISF - è rappresentata dalla possibilità di migliorare i processi che portano a scegliere quale organo destinare ad ogni particolare ricevente (match donatore-ricevente). L’ottimizzazione di questa scelta, che però richiede un sofisticato sistema di valutazione dei numerosi fattori di rischio, potrebbe notevolmente incrementare i risultati dopo trapianto, soprattutto quando si utilizza un organo non ottimaleâ€;. Negli ultimi anni il numero di donatori di giovane età è molto diminuito, anche grazie alla provvidenziale legge per il casco obbligatorio. Contemporaneamente, la selettività dei trapiantatori rispetto alla qualità dei fegati donati si è forzosamente ridotta a causa della forte richiesta di trapianto di fegato. Il numero di organi donati con caratteristiche di non ottimalità è quindi andato progressivamente aumentando nel tempo. "Intendiamoci – ha chiarito il prof. Cillo - gli organi in cattive condizioni per qualsiasi ragione vengono comunque scartati. I fegati non ottimali considerati però idonei al trapianto sono semplicemente “più delicatiâ€; soprattutto nell’immediato postoperatorio. In particolare in questi casi, quindi, è di fondamentale importanza comprendere quale sia la giusta combinazione tra organo e ricevente. Una ottimale combinazione, infatti, garantisce risultati eccellenti nel breve e nel lungo termine anche dopo utilizzo di organi non ottimaliâ€;. Questo studio ha lo scopo di raccogliere dati che permettano di rendere più oggettiva e riproducibile possibile questa importante scelta di combinazione. Per questa ragione, AISF e CNT hanno deciso di studiare il modo in cui vengono eseguiti i trapianti e di seguire nel tempo i pazienti trapiantati. "Lo studio – ha spiegato Fagiuoli - prevede che una corte di 1.000 pazienti trapiantati presso i vari Centri italiani sia seguita nell'arco di un anno, confrontando i dati del donatore con quelli del ricevente e con i risultati osservati. Dai risultati ci aspettiamo di riuscire a creare un modello di utilizzo dei donatori che funzioni allo stesso modo in tutti i Centri trapianto e in ogni parte del paese". "Tra le ricadute positive dello studio – ha concluso Gasbarrini - vi sarà così anche quella di poter pubblicare a livello scientifico internazionale un grande volume di dati ponendo la nostra comunità scientifica al meritato livello di eccellenza".



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